Saluti da…DATE 2015

di Mario Roberto Casu

Nella bella cornice di Grenoble si è tenuta dal 9 al 13 Marzo la diciottesima edizione del congresso annuale Design, Automation, and Test in Europe (DATE), uno degli eventi più importanti in Europa dedicati ai sistemi elettronici. Il programma scientifico comprendeva, oltre a numerose sessioni e panel su temi tradizionalmente caratterizzanti per DATE (design, EDA, test), anche due giornate interamente dedicate a temi “caldi”: Internet of Things (IoT) e sistemi elettronici per applicazioni biomedicali.

Da qualche anno DATE ha due sedi fisse, Dresda (anni pari) e Grenoble (dispari). Quest’anno toccava quindi alla capitale del delfinato ospitare uno dei più importanti eventi in Europa dedicati ai sistemi elettronici, alle metodologie di progetto, e al test. Una maggiore variabilità nella scelta delle destinazioni potrebbe rendere più piacevole il soggiorno, ma sarebbe forse di ostacolo alla partecipazione dei manager di STMicroelectronics (STM, a Grenoble) e di Globalfoundries (GF, a Dresda). Il loro contributo, soprattutto nei panel e nei keynotes è, a mio modesto avviso, di grande valore e importanza per la riuscita del congresso. Del resto, poi, Grenoble è deliziosa, incastonata com’è tra i tre massicci subalpini Vercors, Chartreuse e Belledonne.

Il lunedì è sempre interamente dedicato ai tutorial, per cui l’apertura ufficiale del congresso è avvenuta martedì 10 marzo. Wolfgang Nebel (general chair) e David Atienza (program chair) hanno illustrato i dati salienti di quest’edizione, tra i quali una sempre maggiore partecipazione, un numero di articoli sottomessi in crescita rispetto alla passata edizione (915 articoli, 3% in più di DATE 2014), una elevata internazionalizzazione (45% delle sottomissioni dall’Europa, 24% dal Nord America, 28% dall’Asia e 3% dal resto del mondo), e un tasso di accettazione sempre abbastanza selettivo (22% full paper e 9% per le cosiddette “presentazioni interattive”). Gli organizzatori hanno quindi illustrato il programma, rimarcando come da alcuni anni DATE dedichi delle intere giornate a temi specifici. Quest’anno i temi selezionati erano Internet of Things (IoT, mercoledi) e i sistemi elettronici per applicazioni biomedicali (giovedi).

La cerimonia di apertura è proseguita con la premiazione dei best paper (a DATE si fa il primo giorno, non l’ultimo) e alcuni premi e onorificenze. Tra queste da menzionare l’IEEE Frederik Philips Award all’italiano Benedetto Vigna di STMicroelectronics per il suo contributo al successo industriale dei MEMS. Il premio è stato consegnato dal presidente di IEEE in persona.

Dopo le premiazioni il microfono è passato al primo keynote speaker. Laurent Remont, vicepresidente di ST Microelectronics per la tecnologia e la strategia di prodotto, ha dichiarato il grande interesse di STMicroelectronics per il settore fortemente in crescita dell’Internet of Things (IoT), e ha mostrato come l’azienda possegga il know-how, la tecnologia abilitante, e già un buon portafoglio di prodotti per questo tipo di applicazioni.

Remont ha quindi ceduto il palco a Gunther H. Oettinger, commissario europeo per l’economia e la società digitale, il quale ha parlato di quante sfide ponga a cittadini, politici e imprese la creazione di un’Europa digitale. Oettinger si è mostrato convinto che il programma H2020 metterà l’Europa nella condizione di affrontare e vincere queste sfide.

Il programma della prima giornata, oltre naturalmente alle sessioni tecniche, prevedeva un’interessante invited session sulla tecnologia Fully-Depleted Silicon-on-Insulator (FDSOI), su cui ST soprattutto, ma anche Globalfoundries (GF), ha investito ingenti risorse ed energie. Gli speaker erano appunto due rappresentanti di ST e GF, oltre a un rappresentante del centro di ricerca CEA/LETI che a Grenoble sviluppa la tecnologia FDSOI insieme a ST. A quanto pare, la tecnologia FDSOI potrà scalare fino a 8 nm. E’ una tecnologia meno costosa del FinFET (meno maschere) e molto adatta per applicazioni low-power grazie alla capacità di lavorare a tensioni molto basse con buone prestazioni. E’ fuor di dubbio che ST si gioca il tutto per tutto con questa tecnologia. Sembra che l’ecosistema necessario per sviluppare prodotti (partner per Intellectual Properties, EDA, applicazioni) intorno alla tecnologia sia ormai consolidato. Già abbiamo sentito negli scorsi mesi annunci sugli accordi commerciali tra ST e GF e tra ST e Samsung per lo sviluppo di prodotti in questa tecnologia. Auguriamoci per l’Europa – e per l’Italia dal momento che ST è una società italo-francese – che agli annunci seguano fatti concreti.

Sempre martedi un interessante panel sul futuro della microelettronica in Europa ha visto tra i partecipanti rappresentanti di Imagination Technologies, Synopsys, Bosch (divisone semiconduttori), CEA/LETI, Dialog semiconductor. Si è convenuto, anche se con alcuni distinguo, che la differenziazione da altre macro-regioni quali Asia e USA attraverso processi tecnologici più avanzati sia ormai molto difficile per l’Europa, a causa dell’evidente difficoltà di effettuare investimenti in nuove fab. La differenziazione tramite design, customizzazione, EDA, e processi specializzati (anche se non estremamente scalati) deve essere la direzione verso cui puntare.

Per l’hot topic IoT, un’interessante sessione di mercoledi prevedeva l’intervento di Giovanni De Micheli, professore italiano prima a Stanford e ora all’EPFL dove dirige il progetto di ricerca NanoTera. La sua presentazione era incentrata su IoT per applicazioni biomedicali. De Micheli ha rimarcato come la medicina sia ormai avviata a diventare una disciplina quantitativa e come questo comporterà una sempre maggiore interazione tra il mondo della salute e del benessere e il mondo ICT. E’ un periodo di grandi opportunità per chi si occupa di sensori smart per la medicina. Una volta connessi via wireless a un “point of care” come uno smartphone questi sensori diventano effettivamente terminali di una rete di oggetti. Le sfide scientifiche e tecniche riguardano chiaramente la sensoristica ma anche l’elettronica integrata a bassissimo consumo, la sicurezza e l’affidabilità, e problemi quali la riservatezza dei dati biomedicali.

In parte questi problemi e sfide si riscontrano anche nella progettazione dei dispositivi IoT per l’ambito automotive, di cui ha parlato Jürgen Hornung di Bosch. Gli ambiti in cui Bosch sta investendo per far sì che IoT diventi una realtà sono i sensori per il monitoraggio di grandezze relative alla sicurezza e all’affidabilità, i dispositivi per l’infotainment e la navigazione che richiedono ormai connettività per poter funzionare, sistemi per l’assistenza alla guida e per la guida automatica, ma anche e soprattutto i sistemi di monitoraggio e testing da utilizzare durante la fabbricazione dei veicoli, i quali dovrebbero garantire un forte aumento di produttività.

Tra le sessioni del giovedi sui sistemi elettronici per la salute, un interessante intervento è stato quello di David Shames (Braemar Manufacturing), il quale ha illustrato le problematiche nella progettazione di dispositivi biomedicali in USA. Oltre ai requisiti stringenti e al grande numero di iterazioni necessarie per ottenere le certificazioni rilasciate dalla Food and Drug Administration, ciò che rende la vita difficile ai progettisti è il grande numero di “use cases” da considerare (da chi accidentalmente fa cadere un dispositivo in acqua a chi intenzionalmente sfrutta la connettività dell’oggetto per scoprirne i dettagli interni). E’ un settore anche questo in grande crescita e le opportunità per chi vuole intraprendere non mancano: Srinivasan Murali, un giovane imprenditore “globale” (nazionalità indiana, dottorato a Stanford, postdoc all’EPFL) ha mostrato un prodotto sviluppato dalla start-up Smartcardia, basato sulla tecnologia di sensoristica bioelettronica sviluppata all’EPFL.

Per finire alcune note sulla partecipazione italiana all’evento. Il numero di articoli scientifici provenienti da istituzioni italiane è stato sicuramente rilevante: siamo il terzo paese dopo Germania e Francia. Numerose anche le demo presentate da università italiane negli University Booth. Non altrettanto si può dire per le aziende cui sono riservati degli spazi espositivi. Si è trattato nella quasi totalità dei casi di aziende tedesche e francesi, con l’unica presenza “di bandiera” della franco-italiana STMicroelectronics, anche se da queste parti il tricolore più in vista è blu, bianco, e rosso.